Partenze e ripartenze – Riflessioni di fine estate
Il periodo estivo è da sempre, per me, quello in cui leggo di più: alterno generi diversi, libri leggeri e testi più impegnativi. Quest’anno mi sono piacevolmente imbattuta in Carol Dweck, psicologa americana che ha studiato le dinamiche che influenzano lo sviluppo delle persone e il loro modo di affrontare le sfide.
Una scoperta che mi ha portato a riflettere su come, dopo una pausa (breve o lunga che sia) spesso ci fermiamo a chiederci se la direzione che stiamo percorrendo è davvero quella giusta.
Capita di accorgersi che certi ritmi non ci appartengono più, che alcune abitudini ci stanno strette e che cresce in noi il desiderio di fare spazio a qualcosa di diverso. È un sentire comune, umano, che riguarda tanto la vita personale quanto quella professionale.
Per questo credo che la vera ripartenza non consista nel tornare alla routine di sempre, ma nel concedersi il coraggio di immaginare e costruire un percorso più autentico, in linea con ciò che siamo oggi.
1. Crescita personale e mentalità: la lezione di Carol Dweck.
Dweck distingue due approcci fondamentali:
➤ Mentalità fissa (fixed mindset)
Chi la possiede pensa che le proprie capacità siano un talento innato e immutabile. Se sei bravo in matematica, lo sarai sempre; se non lo sei, non potrai mai migliorare.
Le persone con mentalità fissa cercano costantemente l’approvazione degli altri e vivono ogni errore come una conferma dei propri limiti. Nel contesto aziendale, questo atteggiamento porta l’imprenditore a evitare i cambiamenti: meglio restare ancorati a ciò che si conosce, anche quando non funziona più, piuttosto che rischiare di sbagliare.
➤ Mentalità di crescita (growth mindset)
Chi adotta questo approccio considera le competenze come qualcosa che può essere sviluppato e allenato. Non è ossessionato dal confronto con gli altri e non interpreta gli errori come prove d’incapacità, ma come opportunità per imparare.
Questo atteggiamento cambia radicalmente anche la gestione di un’impresa: ogni difficoltà diventa l’occasione per migliorare un processo, introdurre strumenti più efficaci, crescere.
Perché parlarne proprio ora, al rientro dalle vacanze?
Perché è in questi momenti che decidiamo con quale lente guardare la nostra azienda.
- Con una mentalità fissa, il rientro si riduce a mail da smaltire, fornitori da pagare e arretrati da recuperare.
- Con una mentalità di crescita, invece, diventa l’occasione per domandarsi:
👉 “La direzione in cui sta andando la mia azienda è davvero quella che voglio io?”
Nel mio lavoro lo noto spesso: chi ha il coraggio di porsi questa domanda, anche senza tutte le risposte, è già un passo avanti rispetto a chi si lascia travolgere dall’urgenza quotidiana.
2. Il valore della distanza: trasformare la pausa in un cambio di prospettiva.
La pausa estiva offre uno stacco prezioso dalla quotidianità fatta di doveri, scadenze e obblighi.
Molti imprenditori, però, appena rientrati si tuffano nel vortice di chiamate ed emergenze, sprecando così l’occasione più preziosa: trasformare la distanza accumulata in prospettiva.
Quella stessa distanza, che ci ha fatto respirare, è il momento giusto per chiederci: la quotidianità che viviamo ci porta davvero nella direzione che desideriamo o ci fa soltanto rincorrere imprevisti?
👉 Non buttarla via con il primo caffè in ufficio.
👉 Non lasciare che il “fare” torni subito a soffocare il “pensare”.
Il cambiamento non è un interruttore che si accende da un giorno all’altro. Non sarà radicale ed immediato, bensì un processo graduale.
Possiamo immaginarlo come un muscolo da allenare con costanza e pazienza, accettando che sia difficile.
3. Superare le scuse e allenare il cambiamento.
Ogni volta che decidiamo di cambiare e di evolvere dobbiamo fare i conti con quelle che sono le resistenze al cambiamento, che entrano spesso in gioco in modo inconscio e subdolo. Le più comuni in azienda sono:
- “Non è il momento giusto.”
- “I miei collaboratori non sono pronti.”
- “Costa troppo.”
- “Abbiamo sempre fatto così.”
Sembrano tutte frasi ragionevoli, ma in realtà servono a rimanere nella zona di comfort. Sono catene invisibili che impediscono a molti imprenditori di trasformare la propria azienda in qualcosa di più efficiente e con un maggior grado di controllo.
Non basta decidere “da domani cambierò”; come ho detto prima, la resistenza al cambiamento è fisiologica e si farà sentire in noi, piuttosto che nei nostri collaboratori. Questo perché le vecchie abitudini si sono sedimentate nel tempo, sono diventate automatismi che ci danno sicurezza. Per questo, quando propongo un nuovo processo, la prima reazione è quasi sempre lo scetticismo.
Un esempio efficace è quello della bicicletta su uno sterrato.
La ruota tenderà naturalmente ad infilarsi nel solco già esistente perché è più profondo e non ce n’è ancora uno nuovo; così, anche se desideri cambiare direzione, la bici continuerà a riportarti lì, nel percorso che conosci meglio perché l’hai fatto migliaia di volte. Per creare un nuovo solco devi far fatica e richiede invece uno sforzo consapevole: devi tirare il manubrio con decisione, accettare che all’inizio la strada sia più faticosa e instabile. Solo ripetendo quel gesto più volte, il nuovo tracciato comincia a formarsi e a diventare più semplice da seguire.
Lo stesso accade con le abitudini aziendali: ci riportano sempre sul percorso conosciuto, ma possono essere riscritte con tempo e allenamento.
Nella mia esperienza con PMI e start-up, i veri risultati arrivano quando si riesce a mantenere questa costanza: piccoli passi ripetuti che, nel tempo, costruiscono basi solide per una gestione più consapevole e serena.
Conclusione – Il vero senso della ripartenza
La pausa estiva ci ha regalato una prospettiva diversa: ora tocca a noi decidere se usarla come leva o lasciarla evaporare nella routine.
Non esiste una formula unica: ognuno deve trovare il proprio passo. Ma esiste una scelta comune a tutti: accettare che la crescita passa attraverso il cambiamento.
E il cambiamento, per quanto faticoso, è l’unico modo per non restare fermi.
Ripartire, allora, non significa ricominciare da dove avevamo interrotto. Significa concedersi il coraggio di fare un passo in avanti diverso, anche piccolo, ma capace di spostare l’asse della nostra azienda e della nostra vita.
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